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(50) Segue: Le prospettive…
24.04.2020
Quanto segue è un esercizio che ho voluto fare per me, giacché avevo bisogno di capire, attraverso numeri chiaramente espressivi, delle diverse condizioni, quale fosse la situazione quando ci stavamo avvicinando alla cosiddetta fase due. Ho ritenuto di sintetizzare i risultati del mio lavoro, limitato alla settimana 13/20 aprile, immaginando, spero senza essere presuntuoso, che potesse interessare anche chi segue le mie elucubrazioni.
(49) Segue: Le prospettive…
20.04.2020
Faccio seguito alla mia precedente elucubrazione, che spero abbia indotto i cortesi lettori alla riflessione, per sottolineare due aspetti che, a me, sembrano di grande rilievo.
Il primo riguarda il «non cale», nel quale ricade il fondamentale dell’uomo della strada; il secondo è l’interessante silenzio degli scienziati “autonomi”.
(48) Segue: Le prospettive…
08.04.2020
La domanda alla quale vorrei cercare di dare una risposta è la seguente:
siamo o non siamo un grande Paese?
Stando a quanto dicono i maggiorenti lo siamo, perché proprio in questa maledetta pandemia abbiamo eroiche manifestazioni di medici, infermieri, tecnici, volontari che a costo della loro incolumità prestano con abnegazione il loro servizio a chi ne ha bisogno, e sono molti.
(47) Segue: Le prospettive…
20.03.2020
Torno, dopo le due riflessioni sulla guerra al Coronavirus, a quanto mi è più congeniale anche se inquadrerò il problema nel tema più generale ed inevitabile della crisi indotta dal predetto virus.
L’argomento che intendo affrontare è quello della fallibilità delle banche sul quale mi sono già intrattenuto. La collettività ha sostenuto in più occasioni, l’ultima in ordine di tempo è la crisi della Popolare di Bari, l’onere pesante del salvataggio di aziende di credito, che gli stessi ispettori, all’epoca, della Banca d’Italia avevano dichiarato “decotte” soprattutto a causa di una gestione tutt’altro che commendevole.
(46) Segue: Le prospettive…
17.03.2020
Sono, come tanti, colpito dal reiterato invito a rimanere a casa, nonché dalle canzoni, musiche e rumori che provengono dai balconi delle varie città italiane.
Tutto questo mi fa sorgere alcune domande: la prima, la più inquietante, riguarda coloro che la casa non ce l’hanno. Purtroppo, si tratta delle persone che i media si affrettano a mostrarci quando muoiono perché fa troppo freddo o, viceversa, fa troppo caldo, ma che sono ignorati rispetto all’attuale richiamo, al quale non possono obbedire: state a casa.
(45) Segue: Le prospettive…
12.03.2020
Mi sono deciso a riprendere la penna stimolato da considerazioni che nulla hanno a che vedere con la mia configurazione di aziendalista.
Non è difficile immaginare che lo spunto mi è venuto da quanto emerge nella confusa, pericolosissima situazione sanitaria nella quale l’Italia, come il mondo, si dibatte.